Dieta mediterranea, attenzione ai cibi ‘pirata’

Per chi segue una dieta mediterranea la qualità e la freschezza dei cibi è fondamentale visto che per tale regime alimentare è prevista molta frutta e verdura, ma anche formaggi ed olio extravergine di oliva. Nel seguire la dieta mediterranea non c’è di meglio che scegliere i prodotti alimentari made in Italy, ma quando si acquistano i cibi bisogna fare molta attenzione in quanto il rischio relativo alla ‘pirateria’ ed alla contraffazione alimentare è spesso purtroppo dietro l’angolo.

La situazione al riguardo potrebbe essere in futuro ancor più grave in quanto, ai danni di quelli che sono i prodotti alimentari made in Italy più prestigiosi nel nostro Paese e nel resto del mondo, per la prima volta ‘l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare’. A denunciarlo è stata la Coldiretti dopo che l’Ue, secondo l’organizzazione degli agricoltori, ha dato sostanzialmente il via libera alla produzione all’estero delle nostre tipicità nazionali, dalla Fontina al formaggio Asiago, e passando per altri formaggi come il Gorgonzola. E lo stesso dicasi per il Prosciutto di Parma e per quello di San Daniele. E spesso trattasi di imitazioni di bassa lega, ovverosia casi eclatanti di sfruttamento della denominazione che, rispetto ai prodotti alimentari made in Italy, non hanno proprio nulla a che fare.

A colpi di hashtag #stopCETA, la Coldiretti è, nello specifico, contraria alla ratifica del Trattato di libero scambio con il Canada. E questo anche perché, come se non bastasse, l’accordo dà il via libera al Canada di produrre e di commercializzare uno dei fiori all’occhiello del made in Italy, il Parmigiano Reggiano, con la traduzione di Parmesan. Il trattato è sbagliato e pericoloso per l’Italia non solo secondo la Coldiretti, ma anche per tante associazioni, organizzazioni e movimenti che hanno aderito all’iniziativa #stopCETA, dalla Cgil a Legambiente e passando per il Movimento Consumatori, Fair Watch, Adusbef, Acli Terra, Greenpeace, Federconsumatori, Slow Food International ed Arci.

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